CONTRO UN CAPITALISMO BLOCCATO (parte1)

URBANISTI, POLITICI E PALAZZINARI

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Le riserve auree da tempo non garantiscono più le emissioni di danaro, non rappresentano  la quantità di ricchezza prodotta e accumulata.          

In realtà è lo strumento urbanistico, con tutta l’affollata inutilità di sociologi e urbanisti, che è funzionale alla sopravvivenza di un capitalismo retrogrado, basato sull’accumulazione di beni, sul trasferimento e accentramento della ricchezza per il controllo delle concentrazioni di valore. L’urbanistica ha creato, di fatto, un settore estraneo allo sviluppo della produzione di merci, abbandonando una struttura produttiva propriamente capitalista, per deformare il mercato sotto l’impulso ad inventare valore per creare ricchezza, valore non reale che risulta origine e base delle più grandi e diffuse forme di abuso di potere, corruzione e associazione a delinquere, a qualunque latitudine.

L’edilizia diventa, per la piccola e media borghesia l’elemento principe della proprietà, intesa come accumulazione, e base per la garanzia del credito, per palazzinari e affaristi una via preferenziale per l’acquisizione di credito dalle banche sotto forma di risorse economiche e finanziarie (che spesso si risolve in un drenaggio di risorse soprattutto dai piccoli risparmiatori).

 L’”agricoltura d’attesa” come si definisce l’enorme estensione dei terreni tenuti lì incolti in attesa dell’edificabilità, torna a premiare gli astuti, pazienti palazzinari [...].E persino andrebbe eretto un monumento equestre a quel palazzinaro milanese che oggi siede a palazzo Chigi  e che (deve la sua fortuna all’edificazione ndr), tanti anni fa di Milano-2 e Milano-3 ottenendo, con l’aiuto di Bettino Craxi, non solo le licenze edilizie ma persino gli spostamenti delle rotte aeree che col rumore avrebbero potuto disturbare i futuri residenti.”[1] 

Gli anni passano e il fenomeno di collusione tra politici e palazzinari diventa prassi consolidata, tanto da non aver bisogno nemmeno di una “bella maschera”. Anzi, queste pratiche vengono perfettamente integrate nella legislazione urbanistica, che le regola e le organizza, incluse le “mazzette con fattura” che consentono una diretta compartecipazione degli organi di controllo del territorio alla distribuzione di incarichi e consulenze professionali. La “furbetteria” diventa ancora più sfacciata, prepotente, svergognata.

 “I palazzoni residenziali targati Caltagirone hanno sette, otto, dieci piani, poggiati tra buche, erbacce, immondizia…..  Un appartamento di 90 metri quadri pagato (anzi da pagare con un mutuo indicizzato) 320 mila euro per scarrozzare il neonato in questa landa da pionieri del Far West, una favela che prometteva lusso con le sue terrazze a mezzo melone, con parapetti a intarsio e piscine condominiali, senza collegamenti. Metrò, autobus, strade, asili, scuole, servizi? Un sogno perduto. Dov’è Roma? dov’è San Pietro, il Colosseo, il Quirinale? Caltagirone è in ogni dove, ovunque ci siano ettari di agro da edificare, ma a Bufalotta i suoi cuboni a 4 o 5 mila euro al metro, condivide praticamente  con l’intera genia dei nuovi palazzinari. Lui è “liquido”, molti altri costruiscono per farsi con le banche come si dice la leva finanziaria[.......]Gaetano Caltagirone, detto Re dei Re, l’uomo più liquido d’Italia, come dicono le cronache finanziarie, titolare di un patrimonio di incalcolati miliardi di euro che dalla  Bufalotta e da altre location periferiche della capitale è approdato a Siena, Rocca Salimbeni, dove è vicepresidente del Monte dei Paschi , a piazza Unità , Trieste, con le Generali, in laguna con “Il Gazzattino, a Napoli con “il Mattino”, oltre che a Roma, via del Tritone, dove la figlia Azzurra, moglie di Pierferdinando Casini (ministro di molteplici governi dello stato italiano nonché ex presidente della Camera ndr), presidia “il Messaggero, primo giornale della capitale.[2]

Grandi fortune, che nascono dalla umile professione di palazzinaro, approdano ai punti nevralgici della comunicazione, del potere, del jet set.

Nasce così, negli ultimi decenni, una classe di arricchiti senza nessuna delle caratteristiche del capitalista “classico”, quello legato all’attività imprenditoriale, che operano senza rischi, competizione, talento o innovazione.

L’urbanistica malata, che crea ricchezza dal nulla, dalla sola “colorazione” di un’area che da agricola viene fatta edificabile, diventa tra i maggiori responsabili di quel degrado etico che pervade i potenti in questo passaggio di millennio e che purtroppo si alimenta dal settore del mattone per scalare media, banche, aziende produttive in tutto il mondo.

foto di TheTruthAbout…  


[1]           (Alberto Statera “Il sacco di Roma” pag 37 del 5 Novembre 2008.).

[2]           (Alberto Statera “Il sacco di Roma” pag 37 del 5 Novembre 2008.).

Posted in Senza categoria by Anna Conti / ottobre 11th, 2010 / No Comments »

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