FUORI DALLA CRISI CON UNA RIVOLUZIONE ERETICA

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La crisi economica, che oggi ci colpisce così duramente, è esplosa proprio in quei settori il cui sfruttamento sconsiderato sta mettendo a rischio la “salute” del pianeta, esaurendo le risorse indispensabili alla vita e privandole così alle future generazioni.

La crisi ecologica, infatti, coincide con quella economica proprio negli stessi punti critici, rendendo manifesto il malessere di alcuni settori e denunciando i maggiori responsabili della recessione: l’elevata produzione di CO2, l’effetto serra, la riduzione dei terreni agricoli, la distruzione del territorio, che a loro volta sono figli della concentrazione dell’umanità nelle megalopoli, dello sviluppo “bacato” dell’edilizia/urbanistica (Bolla immobiliare/finanziaria), dello strapotere dei trasporti su gomma (Crisi dell’auto), dell’ oscillante produzione di Energia (Aumento prezzo Petrolio).

A tutti questi fattori, che sono raggruppabili sotto la voce PIL, possiamo aggiungere l’infelicità umana, la riduzione del tempo di vita, la caduta dell’eros. La “virilità” si esprime sempre di più sotto forma di aggressività, negli stadi, nel traffico, nella pornografia, nella violazione individuale o di gruppo. La “femminilità”, perso il privilegio della maternità (della creazione), perde anche la fonte “tradizionale” del suo piacere: quella ritrosia, quel pudore che è l’anticamera dell’essere desiderata, amata.

La morsa del traffico, del commutIng time, uccide inesorabilmente il tempo di vita, di relax, di amore, di svago, di gioia e leggerezza, insomma di “cazzeggio”, premesse indispensabili per la nascita dell’eros, della tenerezza, dell’ascolto, dell’amicizia. La nostra è la storia di una emigrazione compulsiva in deserti cementificati, all’inseguimento di modelli di consumo, culturali, urbanistici e abitativi che sono depressivi,  che ci portano allo smarrimento dell’identità culturale e sessuale. Viviamo costretti dentro abitazioni, strutture sociali  e di “famiglia” che ci tengono legati ad un progetto di sviluppo e di consumo propri di una fase superata del vecchio capitalismo, che prometteva e continua a promette la liberazione dalla famiglia patriarcale, dal padre padrone, dalla terra, dal paese, dal villaggio, dal lavoro duro, attraverso l’accumulo di beni di consumo (frigo, lavatrici, lavapiatti ecc.,) e di benessere (radio, televisione, auto, motorino). Siamo ormai in presenza di intere generazioni di immigrati, di una popolazione diventata ormai nomade, compulsivamente nomade, ma non libera di muoversi, di andare, di cercare, di scoprire, di viaggiare, di fatto intrappolata in enormi gabbie urbane in cui l’andare e il venire sono ripetitivi, coatti, costrittivi. Ne è modello l’automobile: non più una conquista di libertà, ma una trappola nevrotizzante, strumento di una quotidiana costrizione corporale.

La crisi non può essere quindi ridotta ad una fase congiunturale sfavorevole, ma è il risultato di evidenti errori di sistema che interessano trasversalmente importanti aree della nostra società. Per uscire dalla crisi in modo positivo non basta correggere con affanno gli effetti dannosi di un sistema corrotto, ma c’è bisogno di una vera e propria rivoluzione eretica, che porti i settori in crisi su di una rotta positiva ed evidentemente conveniente. Si tratta di rimboccarsi le maniche ed iniziare a stendere un ordine del giorno:

-          ripensare la distribuzione e la gestione del territorio in termini di suolo e di crosta terrestre, per togliere la testa dal cappio introdotto con l’invenzione della ricchezza immobiliare

-          ribaltare la tendenza alla concentrazione dell’umanità in megalopoli

-           traghettare l’architettura fuori dal “medio evo” della produzione artigianale

-           affrontare e risolvere il problema della sicurezza  geologica e sismica

-           allineare la casa alle altre merci prodotte, in termini di prezzi, qualità del design, flessibilità funzionale

-          rivalutare il rapporto tra tempo d’uso e gestione di materiali, bisogni energetici e riciclabilità dei manufatti

-          industrializzare non solo la produzione, ma anche il recupero delle materie prime, fino a produrre architettura in catena di montaggio e recuperarne i materiali in catena di smontaggio

Queste, per sommi capi, sono le direttive guida a cui facciamo riferimento durante l’ideazione, la progettazione e l’affinamento dei nostri progetti, lavorando ai quali sviluppiamo competenze e riflessioni che giorno per giorno abbiamo scelto di condividere in rete.

foto di AyelVee

Posted in Senza categoria by Anna Conti / ottobre 12th, 2010 / No Comments »

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